domenica 27 gennaio 2013

NUOVO RAID CONTRO LA SQUADRA DELLA "NUOVA QUARTO CALCIO PER LA LEGALITA' "




L’hanno fatto di nuovo. Solo che stavolta hanno preso di mira coppe e targhe. Hanno inteso così fare un altro sfregio nei confronti della squadra della Nuova Quarto Calcio per la legalità, penetrando all'interno dello stadio “Giarrusso” di Quarto (Napoli), dove gioca la squadra testimonial di iniziative anti racket. Ieri notte alcune persone sono entrate all'interno della segreteria dello stadio di via Dante, sventrando l'inferriata di una finestra. Rubate targhe, coppe ed altre onorificenze della »squadra per la legalità«, tra cui il trofeo della Legalità ed i gagliardetti della squadra dei magistrati e dell' associazione SOS Impresa, che con il proprio presidente, Luigi Cuomo, gestisce l'organizzazione. Questa mattina appena scoperto il raid il dirigente unico Luigi Cuomo e l'amministratore giudiziario Luca Catalano, hanno denunciato l'accaduto ai carabinieri della locale stazione. I militari hanno effettuato un immediato sopralluogo ed avviato le indagini.



Ancora un raid vandalico all' interno dello stadio 'Giarrussò di Quarto (Napoli), campo di gioco della Nuova Quarto Calcio per la Legalità, testimonial di iniziative anti racket. Ieri notte alcune persone sono entrate all'interno della segreteria dello stadio di via Dante, sventrando l'inferriata di una finestra. Rubate targhe, coppe ed altre onorificenze della »squadra per la legalità«, tra cui il trofeo della Legalità ed i gagliardetti della squadra dei magistrati e dell' associazione SOS Impresa, che con il proprio presidente, Luigi Cuomo, gestisce l'organizzazione. Questa mattina appena scoperto il raid il dirigente unico Luigi Cuomo e l'amministratore giudiziario Luca Catalano, hanno denunciato l'accaduto ai carabinieri della locale stazione. I militari hanno effettuato un immediato sopralluogo ed avviato le indagini.

«Voglio pensare che sia stata la solita stupida azione di vandali, ma per quanto sottratto mi sembra che sia un chiaro segnale contro la squadra e ciò che intende rappresentare». Questo il commento dell'amministratore unico della società 'Nuova Quarto Calcio per la legalità«, Luigi Cuomo, in merito all'ennesimo raid vandalico subito. Questa volta, a differenza dei precedenti episodi, i teppisti non hanno portato via nulla di valore materiale, hanno lasciato al loro posto computer e stampanti presenti nell'ufficio. Hanno, però, rubato oggetti di rilevanza morale quali coppe e targhe. La squadra è regolarmente scesa in campo in mattinata nel derby con il Monte di Procida, valido per la terza giornata di ritorno del campionato di Promozione, e sebbene ridotta in dieci, ha vinto per 1-0. Al Quarto sono giunte note di solidarietà da parte del sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia e dal coordinatore del locale Pd e membro della direzione regionale, Francesco Dinacci.

venerdì 11 gennaio 2013

"SALVARE 120 POSTI DI LAVORO IN AZIENDE CONFISCATE" LA DENUNCIA DEL MAGISTRATO RAFFAELLO MAGI

 


Il magistrato Raffaello Magi
A rischio oltre 120 posti di lavoro in aziende confiscate alla camorra. La denuncia viene da Raffaello Magi, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, fatta stamani presso la sede dell’Amministrazione giudiziaria gruppo E.W.A., nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dalla Cgil di Caserta, denominata “Io Riattivo il lavoro”. «Servono due milioni di euro per adeguare i distributori di benzina sequestrati o confiscati alla camorra casertana al testo unico ambientale e salvare così oltre 120 posti di lavoro». I dipendenti delle aziende confiscate  possono accedere solo alla mobilità e non ad altri ammortizzatori sociali. Ecco perché, nella maggior parte dei casi, i lavoratori seguono il destino delle aziende, che per ora è sempre più a rischio non essendoci una normativa adeguata. In Campania se ne contano 332 con prevalenza nei settori edili, manifatturiero e terziario in particolare a Caserta 77 di cui 30 uscite dalla gestione. «Siamo in trattativa con alcuni istituti di credito – ha proseguito Magi - ma le banche sono molto restie ad aprire i cordoni della borsa vista la lunghezza e l'incertezza dei procedimenti giudiziari. È necessario comunque cambiare mentalità: queste aziende devono essere considerate una risorsa, non un peso. Inoltre i magistrati devono avere il potere di licenziare i dipendenti contigui con la vecchia gestione malavitosa».

 
Per la segretaria confederale della Cgil Camilla Bernabei, «le aziende sequestrate e confiscate alla malavita rappresentano il 27% del Pil nazionale, recuperarle e rilanciare è fondamentale anche per dare un segnale alla camorra che per anni ha devastato il territorio arricchendosi sulle spalle dei cittadini». Delle 50 aziende attualmente gestite attraverso amministratori giudiziari dal Tribunale sammaritano, solo 20 sono operative, le altre trenta sono inattive o in liquidazione anche per mancanza di liquidità e impossibilità di accedere al credito. All’iniziativa, promossa dalla CGIL, “Io Riattivo il lavoro”,hanno aderito numerose associazioni tra le quali ARCI, FICS, LEGA COOP, LIBERA, POLIS, SOS IMPRESA, ANM, ACLI, CONFESERCENTI, AVVISO PUBBLICO, CENTRO STUDI“PIO LA TORRE”., COMITATO “DON PEPPE DIANA” “L’obiettivo - ha spiegato ancora Camilla Bernabei - è quello di promuovere una campagna rivolta al Paese, alle istituzioni e al Governo perché si tutelino i lavoratori delle aziende sottratte alla criminalità organizzata e si valorizzi l’enorme potenziale di sviluppo di queste attività economiche e produttive”.

lunedì 7 gennaio 2013

CASTEL VOLTURNO ARRIVA "IL POLIBUS" DI EMERGENCY E IL PREMIO “MEDITERRANEO SOLIDARIETA' SOCIALE" ALL'ASSOCIAZIONE "JERRY MASSLO"


Dal 2 gennaio è attivo a Castel Volturno il “Polibus” di Emergency. Un ambulatorio mobile che offre cure gratuite ai migranti presenti sul litorale domizio e alle fasce più deboli della popolazione residente. Un medico, un'infermiera e tre mediatori culturali sono gli operatori del “Polibus” addetti all’assistenza in una delle zone d’Italia dove è maggiore la presenza di immigrati irregolari.
In questi primi giorni di attività il “Polibus”ha già visitato 34 persone. “Si tratta soprattutto di uomini senza permesso di soggiorno impiegati nell'edilizia e nell'agricoltura, spesso in condizioni di pesante sfruttamento – spiegano da Emergency - provenienti per la maggior parte dall'Africa occidentale Ghana, Nigeria, Sierra Leone, Liberia”. Tra le patologie più frequenti, lo staff di Emergency ha riscontrato infezioni alla pelle e alle vie respiratorie, dovute soprattutto alle difficili condizioni abitative: sovraffollamento, mancanza di servizi igienici e di corrente elettrica sono problemi comuni a molti alloggi. Sono stati inoltre diagnosticati alcuni casi di dipendenza da droghe e alcool.
 
L’iniziativa di Emergency, l'associazione nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre, si affianca a quella che già da una ventina di anni offre l’associazione di medici volontari “Jerry Masslo”, di cui è presidente l’ex sindaco di Casal di Principe, Renato Natale. Associazione che, tra l’altro, proprio ieri ha avuto comunicazione di essere l’assegnataria del premio “Mediterraneo Solidarietà Sociale”,  con questa motivazione: "Per l'azione svolta a favore dell'integrazione dei migranti nell'agro aversano, per l'impegno e l'azione civile per la promozione dei diritti di base e l'affermazione della giustizia sociale. L'associazione sorta in memoria di un immigrato sudafricano ucciso in Italia, testimonia l'impegno civile contro ogni forma di abuso del potere per l'affermazione dei diritti dei più deboli nei territori devastati dalla camorra".



domenica 6 gennaio 2013

"NON CI FATE PAURA". DA NCO IN CENTINAIA DOPO I COLPI DI PISTOLA DELLA CAMORRA


 



Hanno risposto tutti all’appello lanciato dal Comitato don Peppe Diana e da Libera. I quattro colpi di pistola sparati nella notte di San Silvestro fuori il portone del ristorante Nuova Cucina Organizzata a San Cipriano di Aversa, in via Po n. 12, avevano lo scopo di intimidire tutto il movimento di base che lotta contro la camorra, ma la risposta per  l’attacco ad un luogo simbolico  non ha sortito l’effetto sperato. Anzi. All’assemblea tenuta sabato mattina  dentro Nco, c’era la folla delle grandi occasioni. Tutti consapevoli che si risponde compatti all’attacco della camorra, o si torna indietro di anni. “Questo luogo è un simbolo. Sparare qui ha un significato profondo. I  camorristi vogliono dire che il territorio e le realtà produttive sono “roba nostra”. Noi invece diciamo che si tratta di “cosa nostra”, ovvero di beni restituiti alla collettività». Don Luigi Ciotti, il presidente di Libera, parla come al solito il linguaggio della chiarezza. Davanti a centinaia di persone che affollano l’atrio del ristorante della Nuova Cucina Organizzata. Il messaggio che arriva a chi ha voluto tentare di intimidire tutto il movimento anticamorra è chiaro: “non ci fate paura”.






In un freddo sabato mattina, in via Po n. 12, è arrivata gente da tutta la Campania e finanche dal Lazio per esprimere la solidarietà alla Nco e a quanti lavorano in questa realtà sociale che fa diventare protagonisti soprattutto le persone disabili. “C’è un escalation in atto – ha detto Valerio Taglione, referente di Libera e del Comitato don Diana, aprendo l’assemblea – tutto è cominciato a Casapesenna dove è stato sfondato il portone  del presidio di Legambiente e Libera. Poi hanno imbrattato la targa del centro sociale intitolato ad Antonio Cangiano.  Il 29 dicembre è sparita la stele commemorativa al carabiniere Salvatore Nuvoletta nel giardino prospiciente al Santuario della Madonna di Briano. Abbiamo aspettato ad alzare la voce perché pensavamo che fosse tutto opera di balordi. Invece la sera del 31 dicembre, poco dopo la mezzanotte, una macchina sgomma e spara quattro colpi davanti al portone d’ingresso di Nco. E’ stato allora che abbiamo deciso lanciare un appello a tutte le forze sane della provincia di Caserta per dire  basta! Non è più possibile a vivere in questo territorio se si pensa di distruggere le realtà produttive con quattro colpi di pistola”.



GALLERIA FOTOGRAFICA


All’appello, nonostante il periodo ancora festivo, hanno risposto davvero in tanti: il Vescovo di Aversa, Monsignor Angelo Spinillo, il questore di Caserta, Giuseppe Gualtieri, il magistrato Raffaello Magi, il presidente della camera di Commercio, Tommaso De Simone, il presidente degli industriali Casertani, Luciano Morelli, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, la parlamentare del Pd, Pina Picierno, i consiglieri regionali Tonino Amato (PD) e Gennaro Uliviero (Pse), associazioni si  volontariato, cooperative sociali, Tano Grasso  con la Federazione Antiracket, scout della Campania e del Lazio, tantissimi i familiari delle vittime innocenti della camorra, il presidente della fondazione Polis, Paolo Siani, Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese di Libera Campania con tutti i presidi di Libera della provincia di Caserta e quelli di Gaeta e Formia,  rappresentanti delle organizzazioni sindacali degli studenti e moltissimi cittadini. Con loro i vertici della Finanza, dei carabinieri e della Dia. “Siamo qui per accompagnare il cammino di una foresta che cresce, senza spaventarci dei rigurgiti di chi vuole che questa crescita non ci sia”, ha detto il vescovo di Aversa, monsignor Spinillo.





“Non bisogna abbassare la guardia – ha sostenuto Tano Grasso, presidente della Federazione Antiracket – oggi sono molti di più gli imprenditori che non sopportano più il peso del condizionamento della camorra e sono più disponibili a denunciare. Ma i clan sono ancora molto forti”.  “Quando sento pronunciare l ‘acronimo Nco  – ha detto Annamaria Torre, figlia di Marcello, il sindaco di Pagani  ucciso  l’11 dicembre del 1980 – non penso più agli assassini di mio padre, ma a questi ragazzi che lottano per contrastare il potere della camorra. E questo mi rende in qualche modo più lieve il dolore”.


 Il magistrato Raffaello Magi, presidente del collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che si occupa  di confische di beni, ha sottolineato che  ''Solo a Milano e Palermo vi sono dei magistrati che si dedicano esclusivamente al settore della prevenzione reale e personale. Il Csm farebbe bene ad occuparsene per  assegnare anche in altri tribunali figure specifiche”. Per il questore di Caserta, Giuseppe Gualtieri. “L’attentato che c’è stato a Nco, è la dimostrazione che stiamo andando nella direzione giusta: repressione giudiziaria ed impresa etica”. E poi una considerazione: “La camorra è potente perché è radicata. Come si sradica? Con una sorta di apostolato di cittadinanza. E’ importante che ognuno di noi si impegni a portare un amico a ragionare come noi”.

Tanti ancora gli interventi di gente comune e rappresentanti di associazioni e sindacati, che è quasi impossibile riassumere qui. Ma chi c’era all’assemblea li ha ben introiettati come energia pura, carburante per andare avanti in questo 2013 che si annuncia importante per affondare nuovi colpi alla camorra e dare una svolta notevole ai territori della provincia di Caserta che continuano a soffrire della presenza dei clan.

«E’ in Parlamento che si deve davvero combattere la mafia – ha detto  don Ciotti  nel suo intervento finale -  penso alle numerose ambiguità riguardanti la legge sulla corruzione che non ha recepito le chiare e rigide indicazioni europee, o al gioco d'azzardo, o alla circostanza che i reati ambientali non sono ancora stati inseriti nel codice penale. Purtroppo, anche nella campagna elettorale da poco partita questi temi vengono solo accennati. Noi siamo qui per continuare a camminare insieme – ha concluso  -  nella consapevolezza che il cambiamento che sogniamo incomincia dentro ognuno di noi”.

 

mercoledì 2 gennaio 2013

QUATTRO COLPI DI PISTOLA CONTRO IL PORTONE D'INGRESSO DEL RISTORANTE "NCO"



Hanno voluto lanciare un avvertimento e lo hanno fatto di notte, quando i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno erano ancora in pieno svolgimento. Quattro colpi di pistola sono stati sparati al portone d’ingresso della Nuova Cucina organizzata, il ristorante di San Cipriano di Aversa tra i promotori del “pacco alla camorra” e dove lavorano diversi disabili. Uno dei colpi ha quasi centrato il citofono. Un altro ha forato il muro sotto il quale passa un tubo per l’acqua piovana. L’episodio è accaduto una ventina di minuti dopo la mezzanotte del 31 dicembre. I colpi sarebbero stati esplosi da un’auto in corsa che si è poi dileguata a tutta velocità percorrendo il tratto di via Po, la strada dov’è ubicato il ristorante, in pochissimo tempo. “Quei colpi di pistola - scrivono in un comunicato l’associazione “Libera” della provincia di Caserta e il “Comitato don Peppe Diana” - sono diretti contro il cammino di riscatto intrapreso da tantissimi cittadini che si affrancano così dai tentacoli della camorra. Questo cammino non si fermerà. Non si ferma la storia della nostra terra che ha detto basta alla camorra, ai suoi soprusi e al suo dominio e niente potrà farla indietreggiare”. Tre giorni fa c’è stato anche il furto del monumento dedicato al carabiniere Salvatore Nuvoletta, edificato a Casal di Principe su un terreno confiscato a Francesco Schiavone. Per sabato mattina, 5 gennaio alle ore 10, il “comitato don Peppe Diana” e “Libera” hanno promosso un’assemblea pubblica che si terrà presso i locali della Nco siti in san Cipriano d'Aversa via Po n. 12, alla quale interverrà anche don Luigi Ciotti.

lunedì 24 dicembre 2012

IL NATALE DI VALERIA E DEI SUOI TRE BAMBINI NEL CAMPO ROM NUMERO 6 DI GIUGLIANO


Valeria stringe in braccio Vanessa,  la sua ultima bambina. E’ nata un anno e mezzo fa.  Accoglie i suoi ospiti con un sorriso in una casetta di legno  di circa 8 metri quadri. Somiglia a quelle dei parco giochi costruite per i sette nani. Solo che qui tutti insieme i nani non ci entrerebbero. Valeria vive nel campo Rom numero 6, alla periferia di Giugliano. Nella casetta una luce gialla fioca illumina i pochi arredi:  una sola sedia, un tappeto per terra e qualcosa che assomiglia ad un divano. Nella penombra si intravede  anche una piccola cucina a gas e sul fornello un pentolino che riscalda un po’ d’acqua. Luca, il secondo figlio, di cinque anni, non c’è. E’ a casa di un suo zio. Ma non c’è nemmeno Andrea, il marito. E’ stato ucciso dalla polizia il 9 novembre scorso sull’asse mediano, mentre con un auto forzava un posto di blocco con altri tre ragazzi Rom. I quattro avevano appena compiuto un furto in una tabaccheria di Santa Maria Capua Vetere. Li tenevano d’occhio da un pezzo. Quella mattina, erano quasi le 6, i poliziotti li stavano aspettando sulla strada del ritorno a casa, perché avvertiti dall’allarme scattato nell’esercizio commerciale svaligiato. Andrea aveva 21 anni, come lei. Da quando il marito non c’è più, la sua vita è cambiata di colpo, in peggio. Vive con i suoi tre bambini tra questa casetta dove cucina quando può e una roulotte dove dormono tutti insieme.
 

Vicino a Valeria c’è Morena, la prima figlia, sei anni. “Sto preparando un caffè alla turca”, dice Valeria ai suoi ospiti. “Spero che vi piaccia, ma non ho altro da offrirvi, mi dispiace”.  Valeria ha il volto sereno. I capelli lunghi tirati all’indietro, color castano biondo, le restituiscono una bellezza sincera. E giovanissima. Ha solo vent’anni. Si è sposata che di anni ne aveva 14. “Porto a scuola i due bambini più grandi quando la macchina parte – racconta -  altrimenti restano a casa.   Poi vado a raccogliere ferro per la strada o per le campagne, lasciando Vanessa da una parente del campo. Non ho molte alternative – dice con rassegnazione la giovane mamma -  Dovrei andare a rubare, ma non posso. Se mi arrestano i miei figli dovrei lasciarli soli. Non voglio tutto questo. Vorrei uscire da questo degrado. Ma da sola non ce la faccio. Ho bisogno di aiuto”. Gli occhi le si fanno lucidi. Sta quasi per piangere, ma le lacrime non escono. “Cerco qualche abito per i miei bambini. Hanno freddo. Ho solo una stufa. Ma l’inverno è lungo. Vorrei lavorare, fare qualsiasi cosa che  possa aiutare me e i miei figli”. Si ferma Valeria, pensierosa. E poi aggiunge: “Ma chi vuoi che dà il lavoro ad una zingara? Eppure i mie figli sono nati qui. Io sto qui da più di sedici anni. Mio marito era nato qui”.
 
 
Le due ragazze dell’Opera Nomadi, Francesca e Laura che sono venute a farle visita, si sforzano di tranquillizzarla. “Vedrai, faremo domanda al Caf per farti avere una contributo dall’Inps. Forse rientri proprio nella casistica di quelli che hanno tre bambini piccoli. Sono 1200 euro in un anno.” Valeria guarda le due ragazze e scuote la testa. “Come faccio a vivere con tre bambini e con 1200 euro all’anno?” Ho bisogno di vestiario, cartelle e quaderni per la scuola. E, soprattutto, ho bisogno di far mangiare almeno i miei figli”. Quando la disperazione si sta impadronendo dei suoi pensieri, la piccola Vanessa fa capire a gesti che ha fame. “Aspetta un po’ – le dice Valeria -  adesso che se ne vanno i nostri amici ti faccio mangiare qualcosa”. Ma la verità è che non ha niente da far mangiare alla bambina. Deve andare a chiedere alla roulotte vicina se le donano un po’ di pastina e un dado. Solo così darà qualcosa di caldo da mangiare a Vanessa. “Il caffè alla turca è buono” dice Francesca, mentre lo sorseggia. Ma ha un sapore amaro di fronte a tanta povertà. E soprattutto di fronte ad una nuova richiesta di aiuto di Valeria: “Non si può fare una colletta per aiutarmi un po’?” “Vediamo se ci riusciamo” dice Laura. Con la testa abbassata vanno via le due ragazze dell’Opera Nomadi. Il loro volto esprime tutta l’angoscia e l’impotenza di fronte alle richieste di Valeria. Vanessa  è ancora in braccio alla mamma. Saluta anche lei con la manina. Poi, togliendosi di bocca il biberon, smozzica due parole: “Buon Natale”.

 

lunedì 17 dicembre 2012

I CARABINIERI ARRESTANO A SCAMPIA RAFFAELE NOTTURNO, UNO DEI CAPI DEGLI SCISSIONISTI



Preso a Scampìa un altro boss degli scissionisti. Si tratta di Raffaele Notturno, fratello di Vincenzo, reggente dell'omonimo clan. A sorprenderlo nel suo nascondiglio sono stati stamani  i carabinieri della Compagnia Stella durante un blitz scattato alle 11 nel lotto TB, in una zona della città storicamente sotto l'influenza criminale del clan composto anche dalle famiglie Abete, Abbinante e Aprea.  Raffaele Notturno, 38 anni, era ancora in pigiama quando è stato arrestato. I militari lo hanno scovato al sesto piano in un mini appartamento, proprio a fianco della sua abitazione.  Quando i militari si sono presentati nel suo appartamento, ad aprire è stata la moglie che ai carabinieri ha detto di non sapere dove fosse il marito. Soprattutto perché i rapporti tra loro erano bruscamente interrotti dopo un litigio. Il latitante, però, era nascosto  proprio lì accanto, in un mini appartamento fatto appositamente realizzare sullo stesso pianerottolo aggiungendo, allo sgabuzzino di sua pertinenza, una stanza e mezza sottratte all'abitazione vicina, in cui vive un anziano. Quando i carabinieri si sono accorti che la porta dello sgabuzzino era blindata hanno deciso di forzarla con le smerigliatrici ma non hanno fatto in tempo ad iniziare i lavori: Raffaele Notturno ha capito che ormai non c'era più niente da fare e ha aperto l'uscio presentandosi in pigiama ai carabinieri guidati dal capitano Orlando Narducci, che lo hanno arrestato.

I carabinieri, durante i controlli eseguiti al Lotto TB, hanno anche scoperto un complesso e ramificato sistema di micro videocamere, fatte installare in punti strategici e in grado di tenere sotto osservazione tutta l'area circostante l'edificio che ospita l'abitazione del boss. Attraverso i monitor, Raffaele Notturno si accorgeva dell'arrivo delle forze dell'ordine e si rifugiava in quella che era diventata la sua dependance, composta da cucina, bagno, salottino e stanza da letto. Tutti vani accuratamente arredati. I carabinieri, comunque, ritengono che il latitante - forte del rispetto di cui gode in virtù del suo ruolo di capoclan - utilizzasse come rifugi anche le altre decine di appartamenti presenti nello stabile, semplicemente presentandosi alla porta degli inquilini prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Opporsi, ovviamente, era fortemente sconsigliato. Raffaele Notturno, fratello di Vincenzo, detenuto in regime di carcere duro nel Nord Italia, deve scontare 2 anni e 11 mesi per traffico di sostanze stupefacenti.