sabato 15 dicembre 2012

STERCO DI BUFALA DAVANTI AL MUNICIPIO DI CAPUA. IL "REGALO" DI NATALE DEI "NO GAS" AL SINDACO ANTROPOLI


Un secchio di sterco di bufala  davanti al portone del municipio. L’hanno lasciato i “No Gas”, il movimento che si oppone alla costruzione del gassificatore a Capua, nel corso della manifestazione che stamani ha sfilato per le vie cittadine. Il corteo è partito alle 10 da Piazza D’armi per attraversare il centro antico. Alcune centinaia i manifestanti, soprattutto studenti  e membri dei centri sociali che hanno seguito  il grande striscione che apriva il corteo con la scritta:  “No al gassificatore né a Capua, né altrove. No Gas in ogni citta, in ogni paese”. Man mano che si avvicinava al centro cittadino altre persone si sono aggiunte al corteo. Tra la folla anche il sindaco di Camigliano, Enzo Cenname, tra i più forti oppositori alla nascita del gassificatore.
“Tutti i sindaci dell’agro caleno sono contro il gassificatore a Capua – spiega Cenname -  perché il problema di questa provincia non è la frazione secca dei rifiuti, ma è l’umido. E per l’umido c’è bisogno di impianti di compostaggio”. Cenname  sa contro chi puntare l’indice: “Il gassificatore lo vuole solo il presidente dell’amministrazione provinciale, Domenico Zinzi e il sindaco di Capua, Carmine Antropoli. Entrambi sono favorevoli solo per un interesse economico, ma non per risolvere il problema dei rifiuti. Su questa vicenda pesa anche l’ombra dei rifiuti industriali. Non vorrei che quei rifiuti, che non si sa dove vanno a finire, alla fine vangano inceneriti proprio in questo gassificatore ”.

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Giunti nel centro cittadino, i manifestanti si sono fermati proprio davanti l’ingresso del municipio con porte sbarrate e protette da vigili urbani e poliziotti. Tantissima gente, intanto affolla piazza dei Giudici, lo slargo antistante il comune e tradizionale centro di ritrovo dei capuani. I “No Gas”, improvvisano un comizio. Sparano i loro slogan da un altoparlante collegato ad un furgoncino, sanno che il primo cittadino è nella sua stanza in Municipio. Si accendono alcuni fumogeni. In quel momento qualcuno versa un secchio di sterco davanti al portone del municipio. “Questo è il regalo di Natale che si merita il sindaco e chi vuole avvelenarci con il gassificatore”, dice una voce dall’altoparlante. Scomparsi i fumogeni dall’aria, il corteo si ricompone per sciogliersi poco dopo.

venerdì 14 dicembre 2012

“LET'S CLEAN CASTEL VOLTURNO" , "PULIAMO CASTEL VOLTURNO". GLI IMMIGRATI ORGANIZZANO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA


MIMMA D'AMICO
 A Castel Volturno la raccolta differenziata non decolla? Gli immigrati proveranno a dare una mano.  Domattina alle 9,30 lungo la domiziana alcune centinaia di persone, organizzate in diverse squadre, effettueranno la pulizia di alcuni luoghi molto frequentati e che ora sono lasciati nel degrado e nell’incuria. L’iniziativa si chiama “Let’s clean Castel Volturno” , "Puliamo Catel Volturno", ed è stata indetta  E' la manifestazione indetta per domani dagli immigrati che abitano nel comune domiziano, che mira a sensibilizzare la popolazione immigrata a praticare la raccolta differenziata. L'appuntamento è stato indetto dal Movimento dei Migranti e dei Rifugiati, Centro Sociale “Ex canapificio”, dai Padri Comboniani di Castel Volturno, dalla  Caritas Caserta e da circolo di Sel di Castel Volturno. “E’ una sorta di sfida che abbiamo lanciato alla commissione straordinaria del Comune di Castel Volturno, ma anche per la popolazione residente - spiega Mimma D'Amico del centro sociale ex canapificio di Caserta che è tra i promotori dell'iniziativa - perché oggi Castel Volturno, devastata dalla privatizzazione della pineta, dall’abusivismo edilizio, dall’inquinamento e dalla presenza di inquinanti pericolosi nelle falde acquifere come il mercurio e non può essere riqualificata, bonificata, pulita, senza coinvolgere i migranti ed i rifugiati che vivono sul territorio”.

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Tre i punti dove si concentreranno le squadre di pulizia: il primo è previsto lungo la domiziana, in via Veneto, vicino alla fermata dell’autobus, quasi all’altezza del cavalcavia che porta al Villaggio Coppola. Il secondo punto proprio nel Villaggio Coppola e il terzo sulla grande spiaggia libera di Pinetamare.  “L’obiettivo  - spiega ancora Mimma D’Amico - è quello di pulire, raccogliere e differenziare l’immondizia sulla strada e nella pineta alle spalle delle postazioni scelte. Poi dipingeremo la fermata dell’autobus.  La raccolta differenziata a Castel Volturno - dice D'Amico - non riesce ancora a decollare su tutto il territorio, e neanche sulla Domiziana, ma questa mobilitazione sarà un nuovo passo per concorrere a raggiungere l’obiettivo di arrivare al 51%. Raggiungere questo risultato si tradurrà in un beneficio concreto per tutti gli abitanti di Castel Volturno". Tutto il materiale della raccolta straordinaria sarà ritirato dalla “Senesi s.p.a.” che su mandato del Comune di Castel Volturno ha il compito di procedere al ritiro ed all’avvio del ciclo di smaltimento.

mercoledì 12 dicembre 2012

PASSEGGIATA ANTIRACKET A PARETE. SUL CORSO COMPARE UNA SCRITTA INNEGGIANTE A FRANCESCO BIDOGNETTI: "QUI SI TIFA CIC 8"


"Qui si tifa Cic 8". Una scritta su un muro di Parete allude a Francesco Bidognetti, conosciuto come “Cicciotto ‘e mezzanotte” , uno dei boss storici del clan dei casalesi che sconta già l’ergastolo da diversi anni. La incrociano durante “la passeggiata anti racket” i commercianti che hanno denunciato il pizzo e che ieri sera hanno fatto il giro per i negozi per convincere gli esercenti a non cedere agli estorsori. Con l’associazione locale, l’Unione Casertana Antiracket (UCA), nata dieci anni fa, c’è Silvana Fucito, Coordinatrice delle Associazioni anti racket della Campania. Fucito è a Parete anche per inaugurare la nuova sede dell’associazione anti racket ubicata in un bene confiscato proprio alla famiglia Bidognetti. Una ventina di persone in tutto, guidate oltre che dalla Fucito, anche dal presidente dell’associazione, Domenico Di Ronza e dal sindaco di Parete, Raffaele Vitale. Ad accompagnarli c’è il presidente dell’associazione anti racket “Domenico Noviello”, di Castel Volturno, Luigi Ferrucci, l’avvocato della Federazione Antiracket Italiana, Gianni Zara, il maresciallo Capo della Caserma dei carabinieri di Parete, Vincenzo Pulicani. Diffondono volantini informativi con tanto di numero di telefono a cui denunciare. Ma entrano anche nei negozi per cercare nuovi adepti. Ed è sul corso principale che si imbattono nella scritta vergata con un pennarello su un muro, tra l’entrata di due esercizi commerciali. La scritta viene segnalata da alcuni giovani. Loro l’hanno subito notata, anche perché l’autore ha utilizzato uno slang tipicamente giovanile per inneggiare al boss che proprio a Parete negli anni scorsi ha fatto il bello e il cattivo tempo. Il gruppo di commercianti e imprenditori, avvezzo a trovare provocazioni sul proprio cammino, guarda e passa. I carabinieri annotano.
Poco prima, con una breve e sobria cerimonia, il primo cittadino, affiancato da Silvana Fucito, ha tagliato il nastro del bene confiscato ubicato nel “parco del sole”, a poche centinaia di metri dal Municipio. Un appartamento di due piani confiscato alla famiglia Bidognetti. “In questo stabile – ha spiegato il sindaco Raffaele Vitale –avranno la loro sede oltre all’associazione anti racket, anche lo sportello anti usura, lo sportello anti violenza sulle donne e il centro di ascolto per le famiglie”. “I risultati di questa nostra attività di sensibilizzazione – ha detto Silvana Fucito al termine della passeggiata tra i negozianti – cominciano a vedersi. Sono sempre più numerosi quelli che si rifiutano di pagare il pizzo e denunciano i loro estorsori. La crisi, in verità ci dà anche una mano, perché soldi in giro ce ne sono pochi e quei pochi spiccioli i commercianti se li vogliono tenere ben stretti”.

 

 

 

sabato 8 dicembre 2012

SFREGIO AL PRESIDIO DI LIBERA E LEGAMBIENTE DI CASAPESENNA


Casapesenna - Vernice gialla sulla targa del centro sociale intitolato al sindaco anticamorra Antonio Cangiano. E’ lo sfregio che ieri sera, 7 dicembre, ad un anno esatto dalla cattura di Michele Zagaria, qualcuno ha voluto fare per rimarcare la presenza su un territorio che lo Stato sta lentamente riconquistando. Segnale ancora più inequivocabile se si pensa che il centro sociale è ubicato proprio in un bene confiscato a Michele Zagaria. “Ce ne siamo accorti stamattina – dice Pasquale Cirillo, responsabile di Legambiente  la cui sede è ospitata al primo piano del centro sociale ed è anche presidio dell’associazione Libera – ma la vernice è stata spruzzata ieri sera, a due giorni da un altro segnale che ci era arrivato e che, probabilmente, è  stato sottovalutato”. Il 5 dicembre, infatti, qualcuno è entrato nella sede di Legambiente aprendola a calci e rompendo la serratura. “Non hanno portato via niente – dice Cirillo –ma hanno bevuto qualche caffè dalla macchinetta dell’espresso e hanno rovistato nei documenti. Pensavamo ad una bravata di qualche ragazzo.” Ma alla luce di quello che è accaduto ieri sera, il primo episodio assume un rilievo diverso. “Avevamo comunque fatto regolare denuncia del primo gesto vandalico – spiega il responsabile di Legambiente – e stamani mi sono recato al posto di polizia di Casapesenna per integrare la denuncia.” Al piano terra dello stesso stabile c’è anche un centro per anziani. E sono stati loro ad accorgersi di quanto accaduto. “Sono inutili questi gesti – dice un signore anziano che staziona davanti al centro sociale ubicato nei pressi della piazza principale di Casapesenna -  qui ormai le cose non vanno più come prima e si vede che il vento è cambiato”. Qualche settimana fa a Casapesenna è arrivato anche il Pm della DDA, Catello Maresca, per presentare il suo libro “L’ultimo bunker”, che racconta proprio le vicende della cattura di Michele Zagaria, e a giorni verrà inaugurata una strada intitolata a don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo del 1994. Due iniziative promosse da Legambiente e Libera.

Il comitato don Peppe Diana, in un comunicato esprime “ferma e decisa condanna per i fatti accaduti a Casapesenna, al di là delle ragioni o dello scopo che hanno guidato le mani di chi prima ha vandalizzato la sede di Legambiente e poi ha danneggiato la targa in ricordo di Antonio Cangiano, posta all’ingresso del Centro sociale su Corso Europa”, e si fa carico  di tenere una riunione della propria associazione  e di tutti i presidi di Libera Caserta, nella sede di Legambiente a Casapesenna, “per riflettere insieme su una nuova progettualità per il paese e per testimoniare un impegno che si rinnova ogni giorno”.

martedì 4 dicembre 2012

DISASTRO AMBIENTALE. LA PROCURA DI SANTA MARIA C.V. METTE SOTTO ACCUSA LA CENTRALE DEL GARIGLIANO

Il sostituto procuratore della Procura di Santa Maria C.V., Giuliana Giuliano, ha aperto un procedimento penale per disastro e irregolarità in materia di sicurezza nucleare nei confronti della Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale della dismessa centrale del Garigliano. La settimana scorsa per ben due giorni (mercoledì e giovedì) esperti del centro interforze studi applicazioni militari (Cisam) di Pisa, il nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza di Napoli e un consulente dell'Università Federico secondo di Napoli, guidati dal Capitano della Gdf di Mondragone, Marco Biondi, sono entrati nel sito nucleare, per effettuare controlli sul piano di dismissione e bonifica che sta eseguendo la Sogin. Per due giorni di seguito sono stati controllati dati ed effettuati prelievi di materiali. I controlli, che qui li doveva effettuare l’Arpac, a quanto pare non vengono effettuati da circa sette anni.

Sono stati sequestrati anche alcuni registri (quello degli scarichi liquidi ed aeriformi era compilato a matita). “I controlli che stiamo facendo presso la centrale del Garigliano - spiega il Procuratore Capo di Santa Maria C.V., Corrado Lembo -rientrano nelle attività della Procura per monitorare tutti i reati che mettono a rischio l’ambiente e, conseguentemente, la salute dei cittadini. Abbiamo firmato un protocollo d’intesa coi i ministeri dell’Ambiente, della Giustizia e dell’Interno per verificare eventuali reati in zone particolarmente a rischio e la centrale nucleare era uno dei siti da controllare. Se ci sono già in corso procedure di controllo è un bene. Ma, come ho spesso sostenuto, ci vuole anche chi controlla i controllori”.

Nel registro degli indagati risulta iscritto, al momento, il direttore della Sogin, Marco Iorio, in attesa di ulteriori approfondimenti. Allarmati gli ambientalisti del Comitato antinucleare del Garigliano, del Comitato Civico di S. Castrese di Sessa Aurunca e Legambiente. Il 27 novembre scorso il direttore della Sogin al “Tavolo della Trasparenza” “TaTras” , (un tavolo dove siedono istituzioni e rappresentanti delle popolazioni che ospitano i siti nucleari), aveva spiegato che la bonifica avverrà tra 2014 e il 2016. In forte ritardo rispetto agli obiettivi comunicati un anno fa che prevedevano l’inizio della bonifica per il luglio 2012 e il termine entro giugno 2013. “Non vorremmo che questi ritardi sui tempi della bonifica – sostengono gli ambientalisti – siano dovuti alle inadempienze riscontrate dai controlli della Procura”. Al “Tatras” del 27 novembre scorso, convocato e presieduto dall’assessore regionale all’ambiente, Giovanni Romano, era presente per la prima volta, tra gli altri, anche il rappresentante del Ministero della Salute. La Sogin, per parte sua, in una nota diffusa domenica, sostiene che: “Tutte le attività vengono svolte nel pieno rispetto dei parametri ambientali e della normativa di riferimento”.
 

mercoledì 28 novembre 2012

LORENZO DIANA DEPONE NEL PROCESSO A CARICO DI NICOLA COSENTINO


Ricostruito il sistema di gestione del ciclo integrato dei rifiuti e gli intrecci tra politica e camorra nel periodo dell'emergenza. Lo ha fatto oggi Lorenzo Diana, ex parlamentare del Pd e membro per 10 anni della Commissione Antimafia, nel corso del processo a carico di Nicola Cosentino, parlamentare Pdl, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Diana, originario di San Cipriano d'Aversa e sotto scorta dal 1995, ha risposto per quasi tre ore alle domande del pm della DDA di Napoli Alessandro Milita davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Gianpaolo Guglielmo. Ecco la sua testimonianza:

«A Nicola Cosentino, Mario Landolfi e in misura minore a Gennaro Coronella conveniva che gli impianti per il trattamento dei rifiuti non fossero realizzati perché‚ l'emergenza generava profitti con l'apertura di nuove discariche, quasi sempre nel Casertano, la cui gestione veniva poi affidata al consorzio Ce4, che loro controllavano attraverso sindaci soprattutto di centro-destra e il clan Bidognetti mediante i fratelli Orsi. Negli anni  - ha continuato Diana - ho sempre criticato l'atteggiamento del Commissariato di Governo che aveva continui rapporti con i responsabili del Consorzio Caserta4 e i suoi politici di riferimento.  Attaccai duramente sia Bassolino che il prefetto Bertolaso perché‚ indicavano sempre il Casertano come sede di discariche, andando così a favorire la camorra - ha affermato Diana - che vi fossero rapporti tra la struttura di governo e il Ce4 è poi dimostrato dalla nascita del Consorzio Impregeco, che riuniva appunto il Ce4 e i consorzi Napoli1 e Napoli3».

Diana ha fatto anche riferimento alle assunzioni all'interno del consorzio nei periodi-prelettorali.

«Nel 2004 durante le elezioni a San Cipriano vinte dal centro-destra con Enrico Martinelli furono assunte decine di persone nel Ce4 con contratti a tempo determinato; lo stesso accadde a Trentola Ducenta, Villa Literno e Pignataro Maggiore, piccolo centro che poteva vantare la presenza nel cda del consorzio di ben due concittadini».

Infine l'accenno ad un episodio raccontato alla DDA in un precedente interrogatorio dell'8 marzo 2010.

«Nel febbraio 2004 chiesi espressamente all'allora prefetto di Caserta Carlo Schilardi le dimissioni da consigliere comunale di Mondragone di Maria D'Agostino, esponente politico vicina a Landolfi, condannata poco prima con pena definitiva per aver ospitato un camorrista latitante. Schilardi mi disse che avrei dovuto denunciarlo pubblicamente, altrimenti non sarebbe potuto intervenire, nonostante la legge dichiarasse la D'Agostino incompatibile; pochi giorni dopo lo feci nel corso della visita a Caserta della Commissione Antimafia di cui ero membro e 24ore dopo la D'Agostino si dimise. Passarono pochi giorni e i parlamentari del centro-destra, tra cui in particolare Cosentino e Landolfi, mi attaccarono duramente nel corso di una conferenza stampa».


La testimonianza  di Lorenzo Diana proseguirà il 28 gennaio 2013 mentre all'udienza del 14 gennaio, sempre nel processo a carico di Nicola Cosentino,  sarà ascoltato in video-conferenza il collaboratore di giustizia Dario De Simone.

venerdì 26 ottobre 2012

LA NUOVA FAIDA DI SCAMPIA PASSA PER CASAL DI PRINCIPE


La nuova faida di Scampia passa per Casal di Principe.  Gennaro Spina, 26 anni, ucciso martedì scorso poco dopo le 15, in via Stelvio, nel rione Berlingieri a Secondigliano, era agli arresti domiciliari nella comunità “Liberiamo la vita”, ubicata in una villa costruita nella cintura esterna della città, al confine con San Cipriano di Aversa. Gennaro Spina era uscito insieme ad una ragazza, operatrice volontaria della comunità, per fare delle commissioni. Gli inquirenti sospettano che Spina fosse il vero obiettivo dei killer la sera del 15 ottobre nel quartiere Marianella, quando fu ucciso Pasquale Romano. Tra i due, infatti, c’è una forte somiglianza. Inoltre Gennaro Spina, che dagli investigatori viene collocato  vicino al clan  dei “Girati”, in guerra con gli scissionisti per il controllo delle piazze dello spaccio di droga, viaggiava a bordo di una Renault Clio, stesso modello di auto posseduta da Lino Romano.
“Gennaro Spina quando  è arrivato da noi – spiega Luciano Borrelli, uno dei responsabili della Comunità “Liberiamo la vita” di Casal di Principe –  non era in carcere. Scontava già gli arresti  presso un’altra comunità, la “Nuovi amici” di Torre del Greco. E’ stata la mamma a chiederci la disponibilità di accettarlo qui, perché più vicino alla loro abitazione. La famiglia, infatti, abita al Vomero. Spina si trovava fuori dalla comunità perché era uscito insieme ad una operatrice volontaria. Aveva il permesso del giudice per poter uscire. Doveva fare delle compere. Piccole spese per lavori di riparazione occorrenti alla nostra struttura. Non so perché si trovasse a proprio Secondigliano – dice Borrelli -  nessuna spiegazione abbiamo avuto nemmeno dalla ragazza che era con lui, perché non è più ritornata in Comunità. Era una volontaria.  E per noi è irrintracciabile. Non riusciamo a metterci in contatto con lei. Tra i due, peraltro, s’era creato un rapporto affettivo particolare. Insomma, erano più che amici. Perciò potrebbe essere una testimone importante dell’omicidio e potrebbe fare chiarezza sul perché erano a secondigliano”.
Nella comunità di Casal di Principe sono attualmente ospitate altre 26 persone, detenuti che scontano la pena alternativa al carcere e che provengono da varie regioni italiane. Un fenomeno, quello delle comunità di accoglienza per detenuti che è sotto l’osservazione attenta degli investigatori.   Sospettano che possa rappresentare per i camorristi il modo per scontare la pena fuori dal carcere attraverso perizie mediche compiacenti. “Il trasferimento del detenuto in comunità dice Luciano Borrelli  - non avviene perché lo richiede la struttura, ma è disposto da un giudice che deve vagliare la documentazione presentata e ritenerla adeguata. La comunità, come avvenuto per  Gennaro Spina, si limita a fare un colloquio in carcere con la persona che chiede di essere ospitato. Nel caso di Gennaro Spina, dopo che la mamma ha chiesto la disponibilità ad accoglierlo, sono stato io a fargli il colloquio. Da noi si paga una retta di 500 euro mensili. Perché è una struttura privata, non convenzionata con l’ASL. Ma anche quando la famiglia ha difficoltà a pagare la retta, noi non ci tiriamo indietro. Spina -  dice Borrelli -  non aveva problemi di droga. In quel caso non avremmo potuto accettarlo perché nella comunità non si fanno terapie sanitarie, ma solo psicologiche. Non risultava affiliato ad alcun clan, non aveva il 416 bis e non apparteneva a famiglie con legami di camorra”.

Due anni fa, però, Gennaro Spina era stato arrestato in un'operazione antidroga con l'accusa di raccogliere i soldi dai tossici per l'acquisto delle dosi. E se è vero che gli investigatori lo ritengono vicino al clan dei “Girati”, qualcosa non quadra. Vogliono vederci più chiaro i PM Sergio Amato  ed Enrica Parascandolo che seguono il caso di Pasquale Romano. Perciò hanno chiesto di esaminare il fascicolo relativo alla morte di Gennaro Spina, perché dai suoi precedenti forse si potranno chiarire molte cose. Non ultima il perché dell’uccisione di un ragazzo come Pasquale Romano, che non c’entra nulla con la faida in corso a Scampìa.