martedì 11 giugno 2013

CATELLO MARESCA (DDA): "NON CHIUDETE IL POSTO DI POLIZIA DI CASAPESENNA"

“Non chiudete il posto fisso operativo della polizia di Stato di Casapesenna”. L’appello arriva da Catello Maresca, il magistrato che  ha coordinato la cattura dell’ultimo boss dei casalesi, Michele Zagaria e che ha raccontato in un libro tutti i segreti del bunker dove si nascondeva il latitante della camorra. Maresca  si è rivolto direttamente ai vertici della Polizia di Stato nel corso   della presentazione del suo libro, “L’ultimo bunker” nell’ambito del festival dell’Impegno Civile,. L’iniziziativa, peraltro,  si è svolta proprio in un bene confiscato alla camorra di Casapesenna e che ora è assegnato al presidio di Libera-Legambiente.  La chiusura del Posto di Polizia è stata decisa  dal governo Monti nell’ambito di una politica di risparmio economico. Ma chiudere un avamposto dello Stato in terra di camorra non  è un buon segnale  per chi la lotta alla criminalità la pratica ogni giorno. “Ci batteremo perché questo non accada – ha detto ancora Catello Maresca -  E se anche dovesse accadere ci saranno tutte le alternative e le condizioni per assicurare la presenza forte dello Stato a Casapesenna”.

Ma non la pensano così  i poliziotti che a Casapesenna ci lavorano. In un comunicato fatto leggere nel corso della presentazione del libro di Maresca, affermano che: “Il personale di polizia di Casapesenna ha dimostrato, numeri alla mano,  di essere altamente  professionale, sia nella prevenzione, con l’attività istituzionale della squadra volante, sia in operazioni di Polizia Giudiziaria, contrasto all’abusivismo edilizio, lotta alla contraffazione e sequestro di armi e munizionamento da guerra”. E poi i numeri delle attività: “ Solo dal 2010 al 2012 più di 60 mila persone controllate, 160 arresti effettuati, compreso quelli di pericolosi latitanti, e è più di 30 mila veicoli controllati. Allarme per la chiusura del posto fisso di Polizia è arrivato anche da esponenti del “Coordinamento per il riscatto” e da alcuni imprenditori che  con le loro denunce hanno recentemente consentito l’arresto  di diversi estorsori della camorra locale. “Chiudere il posto di polizia di Casapesenna è come sbatterci una porta in faccia – dice un imprenditore –  avremmo bisogno di sentire maggiore sostegno e vicinanza da parte dello Stato perché ci siamo esposti e abbiamo denunciato i nostri aguzzini. Questi segnali non vanno nella direzione giusta. Non aiutano chi lotta per l’affermazione della legalità”.

lunedì 3 giugno 2013

ARDITURO (DDA) AL FESTIVAL DELL'IMPEGNO CIVILE: "LO STATO NON FA FUNZIONARE LE AZIENDE CONFISCATE"



“Le aziende confiscate alla camorra? Non funzionano perché lo Stato non le vuole far funzionare”.  La denuncia viene da Antonello Ardituro, magistrato della Dda napoletana,  che di aziende gestite dalla criminalità ne ha fatto confiscare tantissime. Ardituro, intervenuto nel pomeriggio in un dibattito su “Sequestro, Confisca e Lavoro”, in occasione dell’apertura del Festival dell’Impegno Civile nella sede di un’azienda confiscata,  la “Calcestruzzi Beton Campania”  di San Tammaro, ha puntato il dito contro le istituzioni, ed in particolare “la politica” che non cambia norme e regole  che sono inadeguate a far funzionare le aziende confiscate. “Mi fa molta rabbia che tutto  il lavoro di tantissime persone debba essere vanificato da un sistema che assolutamente  non funziona, perché scientemente e consapevolmente non lo si vuol far funzionare”. Il magistrato della Dda ha messo in evidenza che “In provincia di Caserta ci sono sette impianti sotto sequestro in attesa di confisca. Si tratta di una grandissima fetta del mercato del  calcestruzzo che è amministrata dallo Stato per il tramite dell’autorità giudiziaria.  Tutto questo non può essere gestito con la buona volontà dei singoli magistrati o di qualche amministratore giudiziario. Se si potesse mettere a sistema la gestione delle imprese che gestiscono il calcestruzzo  - ha chiosato Ardituro - lo Stato diventerebbe l’attore fondamentale economico nel ciclo dell’edilizia. Avrebbe la possibilità di influenzare l’itero ciclo dell’edilizia di tutta la provincia e addirittura di influenzare l’economia illegale della camorra nel settore dell’edilizia. Questa à la battaglia, l’obiettivo a cui dobbiamo guardare”.



Nel dibattito, moderato da Mauro Baldascino, del Comitato don Peppe Diana, promotore insieme a Libera del festival dell’impegno civile, sono intervenuti, tra gli altri, il magistrato Raffaello Magi. il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato, il segretario generale della CISL Caserta, Giovanni Letizia e il Segretario Provinciale della CGIL Camilla Bernabei. Ma è stato  il Antonello Ardituro a scuotere ancora la numerosa platea di cittadini con la sua denuncia:   “Si sta sprecando una occasione storica, soprattutto in provincia di Caserta.  Chi mai avrebbe pensato, appena tre anni fa  - è stato il suo ragionamento– che  Antonio Iovine e Michele Zagaria sarebbero stati arrestati? Chi mai avrebbe pensato che tutti i capi della camorra casalese sarebbero finiti in carcere? Chi poteva pensare che anche qualche politico eccellente sarebbe finito dietro le sbarre? Questo è un territorio che se non assume la consapevolezza che si gioca un’occasione storica per cambiare, tra cinque anni potrebbe rimpiangere questo momento”. Ardituro ha individuato anche di chi è la colpa: “E’ lo Stato in primis che fa finta di non accorgersene. Lo Stato continua a non fare la sua parte. Parlo delle istituzioni e della politica,  perché le norme e le regole attuali non vanno bene, non funzionano quando sono applicate al settore patrimoniale. Oggi abbiamo bisogno soprattutto di mezzi e risorse per sfruttare questa occasione storica”.

giovedì 21 marzo 2013

INAUGURATO L'ECOMUSEO NEL CASALE DI TEVEROLACCIO A SUCCIVO


Si mangia, si beve, si gusta, si coltiva. E’ l’Ecomuseo della Campania Felix inaugurato nell’antico casale di Teverolaccio a Succivo, per iniziativa di Legambiente Campania. Nel casale, una struttura tardo medievale recuperata dopo anni di abbandono, è possibile trovare orti urbani gestiti da anziani del posto, mostre di ogni tipo sull’attività rurale e una Tipicheria, un locale-vetrina di cultura e tradizione dove sarà proposto un menù a base di prodotti locali e prodotti tipici locali, e per lo più provenienti dagli orti coltivati dagli anziani. Come dire dall’orto alla tavola.  Per dimostrare che un altro sviluppo è possibile e per dare uno stop al cemento.

 
A tagliare il nastro dell’Ecomuseo il presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo, il sindaco di Succivo, Antonio Tinto, il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo il coordinatore della segreteria nazionale dell’associazione Maurizio Gubbiotti, Giovanni Romano, assessore Ecologia, Tutela dell’ambiente e disinquinamento della Regione Campania, il procuratore della Dda, Federico Cafiero De Raho. “Il progetto – spiega Carlo Borgomeo della Fondazione con il Sud che lo ha finanziato – è uno di quelli capaci di creare uno sviluppo a  catena. Se anni fa avessimo valorizzato i prodotti del luogo, forse il Sud non starebbe in queste condizioni”.

“Il punto di forza dell’Ecomuseo - aggiunge Antonio Pascale presidente del circolo Legambiente Geofilos che gestisce l’Ecomuseo - è la capacità di riconoscere e valorizzare le risorse storico-culturali e ambientali dei luoghi, le tradizioni, i saperi antichi. Per questo, può generare processi sostenibili di cambiamento nell’agro atellano e aversano; per la sua speciale composizione può attivare la bellezza insita nello spazio e nella quotidianità della comunità che lo ospita e lo anima. A questo scopo è stato pensato e realizzato”.

La strutura museale ospita, tra le altre cose. anche un centro di documentazione della cultura rurale campana, arricchito da testimonianze fotografiche e descrittive di tradizioni, credenze, usi e costumi locali e uno spazio espositivo dedicato a una collezione di arnesi e strumenti agricoli tradizionali. Sono previsti, inoltre, l’attivazione di percorsi formativi, per il recupero della coltura e della “vite maritata”; visite guidate alla riscoperta delle antiche colture, come l’asparago e il vino asprinio; un calendario di eventi, mostre, tavoli informativi e convegni e un sito internet dedicato all’Ecomuseo virtuale

mercoledì 6 marzo 2013

NON PAGATE LE TASSE? NIENTE APERTURA DEL CIMITERO AL POMERIGGIO. IL COMMISSARIO DEL COMUNE CONTRO I CITTADINI DI SAN CIPRIANO


San Cipriano di Aversa – I cittadini raccolgono le firme per far ripristinare l’orario di apertura del cimitero comunale, ma il commissario straordinario del comune risponde a muso duro attraverso una lettera aperta ai sanciprianesi affissa sui muri della città  e ribalta l'accusa: "la colpa è vostra perché non pagate le tasse e non ci sono fondi per compensare il custode".

I fatti. Nelle settimane scorse la commissione straordinaria del Comune di San Cipriano di Aversa dispone che il Cimitero sia aperto di pomeriggio solo due giorni alla settimana, anziché tutti i giorni. Ovviamente il provvedimento non viene preso bene dai sanciprianesi che raccolgono 500 firme sotto una petizione indirizzata ai Commissari con la quale chiedono il ripristino del vecchio orario e che i commissari valutino la richiesta con la “logica di coscienza” e non “con la logica dell’economia”.

La risposta non si fa attendere. Gabriella D’orso, a capo della Commissione Straordinaria, rende pubblica la querelle scrivendo una lettera aperta ai sanciprianesi in cui il messaggio sostanzialmente è questo:  “Cari sanciprianesi  il cimitero l’avete chiuso voi e non noi, perché non pagate le tasse e con le casse vuote non si può fare di più”. Il manifesto  viene affisso sui muri della città, e in alcuni passaggi è ancora più esplicito. “Dovremmo ribaltare la richiesta e chiedere, non più solo ai 500 sottoscrittori, bensì a tutti i cittadini di San Cipriano di Aversa uno sforzo per ragionare tutti insieme “secondo coscienza” – scrive il Commissario -  Il Comune è un bene di tutti e come tale va curato e tutelato. Pagare le tasse, le utenze o quanto comunque dovuto alla collettività, altro non è che una manifestazione di amore e di  interesse per il bene di tutti per un miglioramento delle condizioni generali di vita. Oggi, noi ci avviamo a dichiarare il dissesto del Comune, ma permarranno le situazioni di disagio collettivo perché esiste un problema di cassa che non trova soluzione in quanto la maggior parte dei cittadini di San Cipriano di Aversa non paga le tasse!”  “Cari concittadini – è l’appello del Commissario -  vi invitiamo a difendere il vostro Comune da quanti di voi non agiscono con il dovuto rispetto e la giusta correttezza nei confronti degli altri. E, solo allora, tutti insieme, applicando con il cuore la logica della coscienza, riusciremo senz’altro a ripristinare il vecchio orario del Cimitero che voi tutti per libera scelta avete provato a chiudere e noi per coscienza abbiamo solo ridotto”.

giovedì 28 febbraio 2013

BLITZ IN VERSILIA CONTRO I CASALESI, 23 ORDINANZE



E' scattata all'alba l'operazione  "Talking Tree".  23 le ordinanze di custoria cautelare  emesse nei confronti di altrettanti esponenti  di una cellula camorristica con basi in Versilia. Le indagini erano state avviate  dalla Squadra Mobile di Caserta nel 2009, all’epoca finalizzata alla cattura del latitante IOVINE Antonio alias O’ Ninno, poi proseguita congiuntamente alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Firenze. Smantellata quella che è stata definita dagli inquirenti  "una cellula operativa del clan dei Casalesi insediata in Toscana", nel comprensorio di Viareggio (LU), riconducibile al gruppo SCHIAVONE-RUSSO, ed in particolare alla fazione LUCARIELLO-MUNDO, egemone in Gricignano d’Aversa (CE), Succivo (CE) ed Orta di Atella (CE). In pratica gli arrestati stavano per trasformare Viareggio in una succursale di Casal di Principe, sfruttando come autentiche teste di ponte gli imprenditori casertani trasferitisi oltre 30 anni fa in Toscana. Per questo sono stati fermati in Versilia i referenti dei più importanti clan della «confederazione Casalese». Il maxiblitz che ha visto in azione le Squadre Mobili di Caserta e di Firenze, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della polizia di Stato, dalle DDA di Napoli (pm Ardituro, Sirignano e Milita) e di Firenze, e dalla Dia partenopea guidata da Maurizio Vallone. Delle ventitrè le ordinanze di custodia cautelare eseguite - 19 sono state emesse dal Tribunale di Napoli. Contestati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, detenzione e porto di armi (comuni, da guerra e clandestine), ricettazione.
 
Contestualmente agli arresti, sono scattati, tra Campania e Toscana, i sigilli ad appartamenti, aziende ed esercizi commerciali, intestati ad affiliati o prestanome, per un valore di 20 milioni di euro. «Un blitz - ha affermato il direttore della Direzione anticrimine centrale della Polizia, Gaetano Chiusolo - che rappresenta il frutto dell'incessante azione di contrasto alla camorra» e che ha l'obiettivo di «destrutturare i tentativi di infiltrazione nel nord Italia, colpendo duramente gli interessi economici dei clan». L'inchiesta, partita tre anni fa dopo l'arresto del boss Antonio Iovine (avvenuto a San Cipriano di Aversa il 17 novembre 2010), è stata denominata «Talking Tree» in quanto gli investigatori hanno usato delle telecamere installate sugli alberi, in un terreno agricolo nei pressi di Viareggio, per incastrare i presunti affiliati alla cosca, tutti originari del Casertano. Filmati alcuni degli indagati mentre, nell'ottobre del 2011, sotterravano due pistole facenti parte di un arsenale nel quale c'erano le armi usate dagli affiliati per le estorsioni e per risolvere i conflitti con le fazioni opposte.
 
La penetrazione in Versilia dei clan Schiavone, Russo e Iovine, è iniziata prima taglieggiando gli imprenditori campani con aziende a Viareggio, in particolare alcuni operatori originari di Gricignano d'Aversa, che da iniziali vittime di estorsione - avrebbero versato per anni tangenti da 3 a 5mila euro - hanno poi cominciato a collaborare con gli affiliati, indicando altri imprenditori casertani ai quali chiedere il pizzo.

lunedì 4 febbraio 2013

"LE CINQUE GIORNATE DI GIUGLIANO" CONTRO LA CAMORRA

Cinque giorni di dibattiti, riflessioni e incontri con gli studenti nelle scuole, insieme a  cene con i prodotti provenienti dalle terre confiscate. Sono “le cinque giornate di Giugliano” contro la camorra che da domani, 5 febbraio, fino a sabato, coinvolgeranno magistrati, giornalisti, associazioni, studenti, sindacati e comunità religiose. Un evento promosso dal presidio di Libera di Giugliano, dedicato a “Mena Morlando”, vittima innocente di camorra, di cui è presidente onorario, il magistrato Raffaele Cantone. “Sarà soprattutto un momento di riflessione a più voci – spiega Eliana Iuorio, responsabile di Libera Giugliano -  per mettere al centro del dibattito politico i temi della lotta alla camorra anche in campagna elettorale”.  E’ prevista la partecipazione di magistrati come Federico Cafiero de Raho, (Procuratore DDA della Campania), Giovanni Conzo (DDA Napoli), Raffaello Magi (“
Misure di prevenzione” del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere), Giandomenico Lepore (ex procutarore capo Procura di Napoli, Rosario Cantelmo  (procuratore aggiunto DDA Napoli), familiari di vittime innocenti di camorra (Annamaria Torre, Susy Cimminiello, Maria Romanò), e numerosi esponenti di associazioni anticamorra. Ogni giorno sono previsti tre appuntamenti: dagli incontri nelle scuole, al mattino, ai dibattiti nel tardo pomeriggio, fino agli eventi di sensibilizzazione ed aggregazione della sera. Nel corso delle cinque giornate avrà largo spazio la raccolta di firme contro la corruzione promossa da Libera nazionale con la campagna “Riparte il futuro” e  sarà possibile firmare anche per la Legge di iniziativa popolare "Io riattivo il lavoro" promossa dalla Cgil. Sabato mattina  la conclusione delle cinque giornate con una marcia che partirò da Piazza Matteotti e si snoderà lungo le vie principali di Giugliano.

sabato 2 febbraio 2013

GIANNI SOLINO E' IL NUOVO REFERENTE PROVINCIALE DI LIBERA CASERTA


Gianni Solino
E' Gianni Solino è il nuovo referente provinciale di Libera Caserta. E' stato eletto nel corso dell’Assemblea provinciale tenutasi venerdì 1 febbraio, nel salone del Santuario Mariano di Villa di Briano.
A proporre la sua candidatura è stato Valerio Taglione, referente uscente e dimissionario, con il quale Solino ha condiviso un lungo percorso di impegno comune, essendo già vice coordinatore di LIbera Caserta.
“Sarà difficile eguagliare i risultati raggiunti da Valerio” ha dichiarato Solino subito dopo la sua elezione, “perché con lui abbiamo vissuto una stagione davvero esaltante”.
Solino ha già annunciato le linee programmatiche per il 2013:
“Il mio impegno sarà continuerà sulla strada tracciata e spingerà sempre più avanti il “sistema” dell’antimafia in Terra di Lavoro. Le principali coordinate saranno la scuola, che deve vivere le tematiche della lotta alla camorra e della legalità non in maniera rituale ma con un senso formativo ed educativo profondo; i giovani dovranno costituire l’ossatura principale della nostra organizzazione. La già ricca articolazione territoriale dei presidi di Libera dovrà rafforzarsi e radicarsi nei territori: non solo belle testimonianze ma agenti del cambiamento, questo dobbiamo saper essere, senza nessun assillo di protagonismo personale ma lavorando tutti insieme, in una fitta rete di donne e uomini liberi. L’economia sociale e l’uso sociale e produttivo dei beni confiscati saranno sempre di più terreno di impegno e di risultati tangibili. Lavoro e sviluppo, partecipazione dei giovani e dei cittadini per liberare definitivamente le nostre terre e trasformarle nelle Terre di don Peppe Diana, sono - conclude Solino- obiettivi per cui vale la pena di spendere non una ma cento vite”.
Valerio Taglione, ovviamente, non va in pensione, ma resta coordinatore del "Comitato don Peppe Diana".